“Passa tutto il giorno con il telefono in mano.”
“Se provo a toglierglielo si arrabbia.”
“La sera continua a stare online e al mattino è stanco.”
Sono preoccupazioni sempre più frequenti tra i genitori di bambini e adolescenti. Smartphone, social network, video, chat e videogiochi fanno ormai parte della loro quotidianità. Ma quando l’uso del telefono diventa un problema?
La domanda non è soltanto: “Quante ore passa mio figlio al telefono?”
È soprattutto: “Che effetto sta avendo il telefono sulla sua vita?”
QUANTO TEMPO AL TELEFONO E’ TROPPO?
Non esiste un numero di ore che, da solo, permetta di stabilire se l’utilizzo dello smartphone sia eccessivo.
Un adolescente può trascorrere molto tempo online per parlare con gli amici, ascoltare musica, studiare o coltivare un interesse. Il problema nasce quando il telefono comincia a prendere il posto di attività importanti.
È utile prestare attenzione, per esempio, se il ragazzo:
- dorme meno perché rimane al telefono fino a tardi;
- fa fatica a concentrarsi nello studio;
- trascura sport e attività che prima gli piacevano;
- vede meno gli amici o tende a isolarsi;
- controlla continuamente notifiche e messaggi;
- diventa molto irritabile quando deve smettere;
- utilizza il telefono soprattutto quando è triste, annoiato o preoccupato;
- litiga frequentemente con i genitori per il suo utilizzo.
Il punto, quindi, non è soltanto quanto tempo trascorre davanti allo schermo, ma quale ruolo lo smartphone ha assunto nella sua vita.
SMARTPHONE E ADOLESCENTI: QUALI SEGNALI OSSERVARE?
Un uso problematico può svilupparsi gradualmente.
Il telefono viene controllato appena svegli, durante i pasti, mentre si studia e prima di dormire. Diventa sempre più difficile interromperne l’utilizzo e il ragazzo può provare forte irritazione quando gli viene chiesto di farlo.
Un segnale importante è la perdita di controllo: il ragazzo vorrebbe smettere o ridurre il tempo online, ma non riesce a farlo.
Questo non significa automaticamente parlare di “dipendenza”. È importante osservare il comportamento nel suo insieme e capire cosa sta succedendo nella vita del ragazzo.
SOCIAL NETWORK, ANSIA E ATUTOSTIMA
Per un adolescente i social network non sono semplicemente un passatempo. Sono anche uno spazio per costruire relazioni, sentirsi parte di un gruppo e confrontarsi con gli altri.
Il confronto continuo con immagini e vite apparentemente perfette può però alimentare insicurezza e preoccupazione per il giudizio degli altri.
Pensieri come:
“Gli altri sono più belli di me.”
“Tutti hanno degli amici tranne me.”
“Non sono abbastanza interessante.”
possono diventare frequenti.
È importante, però, non considerare automaticamente i social come la causa di ansia o bassa autostima. A volte accade anche il contrario: un ragazzo che si sente solo, insicuro o in difficoltà può rifugiarsi maggiormente nel mondo digitale per trovare compagnia, attenzione o una temporanea distrazione dai propri problemi.
Per questo è importante chiedersi non soltanto quanto utilizza i social, ma perché ne ha così bisogno.
SMARTPHONE E SONNO
Uno degli aspetti da osservare con maggiore attenzione è il sonno.
Molti adolescenti vanno a letto all’orario stabilito, ma continuano a utilizzare lo smartphone sotto le coperte: un video, un messaggio, un’ultima occhiata ai social.
Il risultato può essere un progressivo ritardo nell’addormentamento e una riduzione delle ore di sonno.
Dormire poco può aumentare stanchezza, irritabilità e difficoltà di concentrazione, creando un circolo difficile da interrompere:
più telefono la sera → meno sonno → maggiore stanchezza → maggiore irritabilità → maggiore bisogno di distrarsi con il telefono.
Per questo, quando un ragazzo è spesso stanco o irritabile, è utile osservare anche quanto dorme e come utilizza lo smartphone nelle ore serali.
COSA POSSONO FARE I GENITORI?
La prima reazione può essere quella di togliere il telefono. Stabilire dei limiti è importante, ma trasformare ogni giornata in una battaglia sullo smartphone raramente aiuta.
Può essere più efficace stabilire alcune regole semplici:
-
Creare momenti senza smartphone
-
Evitare il telefono durante la notte
-
Parlare dell’utilizzo, non soltanto delle ore
-
Non demonizzare la tecnologia
QUANDO E’ IL CASO DI CHIEDERE AIUTO?
È utile approfondire la situazione quando l’uso dello smartphone si accompagna a cambiamenti significativi nel comportamento o nell’umore.
Per esempio:
- isolamento dagli amici o dalla famiglia;
- difficoltà importanti nel sonno;
- calo scolastico;
- perdita di interesse per attività abituali;
- ansia o tristezza;
- forte irritabilità;
- conflitti familiari continui;
- difficoltà a separarsi dal telefono.
In questi casi può essere utile non limitarsi a chiedersi “Come faccio a farlo stare meno al telefono?”, ma provare a capire:
“Che cosa sta cercando mio figlio quando sente il bisogno di stare così tanto al telefono?”
A volte il telefono è semplicemente un’abitudine da modificare. Altre volte può essere il modo attraverso cui emerge una difficoltà più profonda, come ansia, solitudine, insicurezza o problemi nelle relazioni.
Quando il rapporto con lo smartphone diventa motivo di preoccupazione o di conflitto in famiglia, un confronto con uno psicologo può aiutare a comprendere meglio cosa sta succedendo.
Presso Percorsi Psicologici ci occupiamo di bambini, adolescenti e famiglie, offrendo uno spazio di ascolto e di approfondimento sulle difficoltà legate alla crescita, alle relazioni, all’ansia, all’autostima e all’utilizzo della tecnologia.
Chiedere un aiuto psicologico non significa necessariamente che ci sia un problema grave. Può essere semplicemente un modo per fermarsi, capire cosa sta succedendo e individuare insieme la strategia più adatta.
Percorsi Psicologici è presente a Sesto San Giovanni, Seregno e Cologno Monzese.