Dipendenza da videogames e social media

Negli ultimi anni, una delle dipendenze che ha preso più piede è quella connessa al mondo virtuale e della tecnologia.

In questo periodo, infatti, computer, cellulare, tablet, sono stati gli unici strumenti attraverso i quali le persone potevano sentirsi, rimanere in contatto e condividere le proprie esperienze.

Spesso sono proprio i giovani a correre il rischio di rifugiarsi totalmente in questa nuova realtà e a mettersi in gioco attraverso nuove modalità di relazione: Instagram, Facebook e TikTok diventano, così, strumenti che tengono in connessione e che permettono a ciascuno di costruirsi una propria realtà desiderata e desiderabile.

Se da una parte, però, queste nuove tecnologie permettono di mantenere le relazioni e costruirne di nuove, dall’altra, la distanza e la poca condivisione di una quotidianità, mettono a contatto con sentimenti di forte solitudine e allontanano da esperienze di vita reale necessarie nel processo di crescita dell’individuo.

Spesso, infatti, la conoscenza di sé e dell’altro attraverso lo schermo, affievolisce il timore che l’altro possa farci del male e la fantasia che il rapporto possa finire; può anche consentire di essere e descriversi come ciascuno più desidera, mettendo in ombra quelle che possono essere caratteristiche più faticose da accettare e da far accettare.

Di frequente, poi, il passaggio dai social network ai videogames è veramente veloce.
 

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Tante volte, infatti, capita di individuare all’interno della propria piattaforma social, videogames ideati appositamente per creare nel soggetto un desiderio, spesso compulsivo, di giocare: partite veloci ma ricche di ricompense e livelli relativamente facili che invogliano a continuare la scalata verso la vittoria.

Vi sono, in questo caso, alcuni elementi che mettono in luce il rischio di dipendenza da videogiochi: comportamenti di isolamento da parte del ragazzo, tentativi di controllare o ridurre l’uso del gioco senza tuttavia ottenere risultati, perdita di interesse per altre attività, uso del gioco per provare a gestire un vissuto emotivo importante e negativo. Spesso, inoltre, l’impossibilità a giocare fa scaturire nel ragazzo rabbia e irritazione.

La dipendenza dai videogiochi modifica talvolta gli aspetti emotivi del ragazzo che diventa così apatico, irrequieto, ma porta dei cambiamenti anche nelle sue abitudini quotidiane: può capitare, infatti, che questi ragazzi non distinguano più il giorno dalla notte, saltino i pasti, non escano più dalla propria camera, trascurino la scuola e le proprie relazioni.

Possono anche manifestare sintomi fisici come mal di testa, mal di schiena o disturbi della vista.

In questo caso può essere d’aiuto l’intervento di uno psicologo che possa sostenere il ragazzo e aiutarlo a trovare nuove modalità di gestione delle relazioni e ad ampliare la percezione che egli ha di sé e dell’altro, affinchè possa pian piano provare ad uscire dalla propria stanza per sperimentarsi in nuove relazioni.