Attacchi di panico

Gli attacchi di panico (chiamati anche crisi di panico) sono episodi in cui la persona prova un’ improvvisa ed intensa paura che aumenta nell’arco di pochi minuti (di solito in 2-3 minuti) e hanno una durata di circa 15 minuti.

Il fattore temporale della manifestazione è importante, diversamente se risulta più diffuso nel tempo e meno concentrato si può trattare di condizioni differenti come l’ansia generalizzata.

Di solito gli attacchi di panico sono accompagnati da sintomi cognitivi e somatici.

Per esempio, la persona può avvertire l’aumento di palpitazioni (il cosiddetto batticuore), tremore, sudorazione improvvisa, affanno, sensazione di soffocamento (o dispnea detta anche “fame d’aria”), dolore profuso allo stomaco, nausea, vertigini, paura di morire o di impazzire, brividi o vampate di calore, formicolio, e il famigerato dolore al petto (che spesso viene erroneamente confuso dalla persona come un attacco cardiaco e che lo porta ad interpellare il pronto soccorso di zona dove gli viene diagnosticata per la prima volta la diagnosi di disturbo di panico).

Gli attacchi di panico possono, dunque, essere spaventosi perché la persona pensa di essere prossima alla morte ma normalmente non rappresentano un pericolo fisico per l’organismo.

Sul versante psichico, invece, sono paragonabili a tempeste che si abbattono sull’equilibrio della personalità dell’individuo che li subisce.
 

Nome*
Sede di Riferimento*
Questo campo serve per la convalida e dovrebbe essere lasciato inalterato.

 
Questo perché l’attacco di panico è un sintomo invalidante, improvviso e acuto, nella sua manifestazione sintomatica.

Chi li prova, descrive questo vissuto come un’esperienza terribile, spesso inaspettata, almeno la prima volta (in realtà, ci sono dei precursori che l’individuo può poi imparare a riconoscere, suo malgrado c’è da aggiungere, prima dell’arrivo dell’attacco di panico vero e proprio).

Spesso, quando si inizia a soffrire di attacchi di panico, si inizia a provare un’ ansia anticipatoria all’evento. E’ ovvio, infatti, che la paura di un nuovo attacco diventa fin da subito forte e dominante.

Diventa, quindi, difficile e fonte di ansia uscire di casa da soli, viaggiare in autobus, in treno o guidare l’auto, o semplicemente stare in mezzo alla folla o in coda, e così via perché il timore di viverlo in quei contesti (e di non ricevere aiuto) porta l’individuo a provare la “paura della paura”.
A questo disturbo, si possono nel tempo sviluppare altri disturbi d’ansia come per esempio l’agorafobia.

L’evitamento di tutte le situazioni potenzialmente ansiogene diviene la modalità prevalente ed il paziente diventa praticamente vittima del panico. Vivere con questo disturbo, di fatto, obbliga spesso tutti i familiari ad adattarsi di conseguenza, a non lasciare la persona che ne soffre mai da solo e ad accompagnarlo ovunque.

Questo comporta un senso di frustrazione e di dipendenza dagli altri che alla lunga crea un profondo disagio in tutto l’ambiente familiare e nella persona interessata da problema, portandola anche verso lo sviluppo di una depressione secondaria.

Gli attacchi di panico si possono curare senza l’uso dei farmaci con una psicoterapia che faccia comprendere alla persona le origini della sua ansia, quali problemi l’hanno sollecitata.