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Uno studio australiano pubblicato di recente sulla rivista internazionale Journal of Alzheimer’s Disease ha dimostrato che la riabilitazione cognitiva, effettuata in modo costante e intensivo negli stadi precoci della malattia di Alzheimer, è in grado di migliorare lo stato cognitivo del paziente e aumentare l’attività cerebrale.

Quaranta pazienti con un iniziale decadimento cognitivo o con una forma di depressione esordita nella tarda età adulta sono stati coinvolti nello studio. Dopo una valutazione cognitiva, psicologica e dell’attività neurofisiologica del cervello (EEG), trentuno pazienti sono stati trattati con sedute di  RIABILITAZIONE COGNITIVA della durata di due ore, svoltesi a cadenza bisettimanale per 7 settimane. Ventidue pazienti invece non hanno ricevuto nessun trattamento (gruppo di controllo).

Dopo 7 settimane, i pazienti sono stati rivalutati sul piano cognitivo, psicologico e neurofisiologico (EEG). Il gruppo di pazienti che ha ricevuto il trattamento intensivo di RIABILITAZIONE COGNITIVA ha mostrato un miglioramento ai test cognitivi e un aumento dell’attività cerebrale fronto-centrale, corrispondente al potenziamento dei processi pre-attentivi. Questi pazienti inoltre riferivano un soggettivo miglioramento della memoria. Nessun miglioramento si è rilevato nel gruppo di controllo.

Questo studio dimostra che la RIABILITAZIONE COGNITIVA è in grado di agire sulle capacità neoplastiche del cervello, potenziando le abilità cognitive. La sua efficacia è maggiore quando il trattamento viene iniziato fin dalle prime avvisaglie della malattia.

Recensione dell’articolo: Mowszowski, Loren, et al. “Cognitive Training Enhances Pre-Attentive Neurophysiological Responses in Older Adults ‘At Risk’of Dementia.” Journal of Alzheimer’s Disease 2014.

A cura della dott.ssa Manuela Fumagalli
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