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La fobia specifica è caratterizzata da un’ansia significativa provocata dall’esposizione a un oggetto o a una situazione temuti, che spesso determina condotte di evitamento. Viene riconosciuta l’eccessività della paura e l’irragionevolezza della paura che comunque non si riesce a controllare.

Secondo una visione psicodinamica, ogni fobia ha una componente di repulsione e di attrazzione inconsapevole verso l’oggetto temuto (come scrive Jovanotti in “Mi fido di te”, ..”la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare”…).

Quando dei pensieri proibiti sessuali o aggressivi che potrebbero portare a una ritorsione punitiva minacciano di emergere dall’inconscio, viene attivato un segnale d’ansia che porta allo spiegamento di 3 meccanismi di difesa: spostamento, proiezione ed evitamento.

Tale difese contengono l’ansia rimuovendo il desiderio proibito. Il prezzo del controllo dell’ansia è la creazione di una nevrosi fobica. In sintesi, gli oggetti e le situazioni temuti rappresentano gli oggetti interni paurosi. La paura viene proiettata e spostata sull’oggetto esterno in modo da poterla controllare (infatti in questo modo diviene circoscritta ed evitabile).
L’evitamento contribuisce all’aumento della paura e quindi del blocco emotivo verso quel particolare oggetto o situazione.

COME INTERVENIRE:

Una psicoterapia psicodinamica, in questi casi, si pone l’obiettivo di rielaborare i termini inconsci del conflitto, rappresentato simbolicamente dall’oggetto temuto. Si tenta di individuare e favorire la canalizzazione delle pulsioni inaccettate che determinano lo stato conflittuale. Si cerca inoltre di riparare gli oggetti interni temuti con l’interiorizzazione di un oggetto buono sufficientemente contenitivo, rappresentato dall’esperienza vissuta nel corso della propria terapia.

A cura del dott. Marco Santini
Psicologo – Psicoterapeuta
Studio Psicologo Sesto San Giovanni